Usare il contante non ci fa risparmiare

Usare il contante, costa: ecco perché tutto il mondo della finanza non ama che venga preferito come strumento e mezzo di pagamento, puntando invece su carte di credito, bancomat, denaro elettronico.

Purtroppo, rispetto ai dati che si possono raccogliere in Italia, nonostante l’aumento dei pagamenti effettuati con denaro “virtuale”, si è ancora indietro rispetto ad altre realtà europee, come la Spagna, la Gran Bretagna e l’Olanda.

Ma amministrare la liquidità in contanti costa e non poco: si tratta di una gestione che porta via all’Italia una cifra come 10 miliardi di euro all’anno, soldi che pesano, in gran parte, sulle imprese e per poco meno di 3 miliardi, sul sistema bancario.



Inoltre, usare il contante rende difficile la tracciabilità dei pagamenti, favorendo l’evasione fiscale e pratiche poco chiare, come il lavoro in nero, o palesemente criminali, come il riciclaggio di soldi sporchi.

Per tutti questi motivi, l’Abi, Confindustria con il proprio centro studi e la Sepa stanno cercando di sensibilizzare gli operatori ma anche i cittadini a fidarsi maggiormente di carte di credito, bancomat e borsellini elettronici. E non mancano le leggi e le direttive in materia, come la Psd, recepita dal nostro Paese con il Decreto Legislativo n. 11 del 27 Gennaio 2010, che cerca di spingere ad abbandonare l’utilizzo del contante ampliando il portfolio di strumenti finanziari evoluti posseduti da ciascuna famiglia.

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