Tassi di interesse: meccanismi e caratteristiche

Quando chiediamo un prestito, quale che sia l’importo e la finalità, sappiamo che dobbiamo sempre restituire alla società presso la quale ci siamo rivolti una cifra superiore a quella ottenuta.

È il cosiddetto tasso d’interesse che fa alzare il costo della rata: la banca o la società finanziaria è come un qualunque “negozio” che vende una merce ad un prezzo maggiorato per poter ottenere un guadagno sulla stessa.

In pratica, il tasso sui prestiti o il tasso sui mutui altro non è che il compenso percepito dal creditore e che dovrebbe servire a risarcire quest’ultimo dal mancato investimento della somma prestata in altri prodotti finanziari redditizi.



Per calcolare quanto dovuto, viene stilato un piano di ammortamento: la somma prestata, maggiorata con il tasso d’interesse previsto in fase di contratto, viene suddivisa in base agli anni prestabiliti per rientrare del debito stipulato. In questo modo, ogni mese, si avrà una rata che comprende il capitale e il tasso d’interesse da restituire. Questo, in linea generale, perché poi esistono comunque diverse modalità per ripagare il dovuto, a seconda che si scelgano ammortamenti che prevedono rate variabili o fisse.

Nessun istituto di credito può mai superare un determinato tasso d’interesse, altrimenti, così come previsto per legge, si ottiene il “tasso di usura” perseguibile dalle Autorità di polizia.

Ricordiamo che il tasso di usura si calcola sulla base dei tassi medi applicati da banche e finanziarie, maggiorato però del 50%.

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