La Tassa sui Rifiuti Solidi Urbani TARSU

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Continua il nostro “viaggio” nelle tasse che colpiscono in modo diretto o indiretto i cittadini italiani. Oggi vogliamo approfondire una delle tasse che più di ogni altra è balzata agli oneri della cronaca, quanto meno considerando il fatto che grandi sono stati gli scandali legati proprio allo smaltimento di rifiuti: La Tassa sui Rifiuti Solidi Urbani o TARSU.

La TARSU, la tassa per lo smaltimento dei rifiuti solidi urbani che, però, dall’anno della sua imposizione nel 1993, ha subito diversi cambiamenti, adeguandosi alle mutate condizioni amministrative.
La Tassa sui Rifiuti Solidi Urbani, in realtà, viene corrisposta dai cittadini ai Comuni, i quali devono farsi carico di organizzare la raccolta della spazzatura e provvedere al successivo smaltimento della stessa.



La tassa viene calcolata utilizzando come riferimento il numero di locali, o comunque i metri quadri, che compongono un’abitazione partendo dal presupposto che tale misura sia un indicatore abbastanza preciso della quantità di rifiuti prodotta.

Tuttavia, sarebbe più corretto parlare di imposta e non di tassa, non essendo direttamente collegata al servizio erogato quanto la potenziale produzione di un certo quantitativo di rifiuti.

La TARSU, è bene ricordarlo, inoltre, non è soggetta ad IVA e questo è un altro indicatore decisivo del fatto che si parla di un’imposta e non del pagamento di un servizio.

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