Ceneri vulcaniche, quali conseguenze per l’economia?

Categorie: News Finanziarie

Il vulcano islandese dall’impronunciabile nome Eyjafjallajökull ha messo a dura prova il sistema economico mondiale, ostacolando lo spostamento di merci e persone e dando luogo a perdite notevoli in diversi settori.

Ecco che, però, passato il primo momento di confusione e panico, s’inizia ad avere un approccio più razionale al problema e si pubblicano una serie di linee guida per aiutare le imprese piccole e grandi a fronteggiare l’emergenza.

Maggiore flessibilità vorrà dire minore perdita in soldi e investimenti, per cui è importante che tutti i lavoratori siano consapevoli delle implicazioni che potrebbero esserci nei meccanismi aziendali. Prima di tutto, bisogna avere sempre traccia degli spostamenti pianificati per i propri dipendenti, in modo da poter rimodulare la disponibilità di manager e sottoposti, in base anche alla possibilità o meno di compiere i previsti viaggi di lavoro. Ci sono poi molte altre strategie da poter mettere in atto come, ad esempio, valutare l’opportunità di limitare gli spostamenti e adoperare di più i mezzi telematici per video chat o video conferenze; implementare delle procedure per automatizzare maggiormente i processi nel caso in cui venga a mancare qualche figura chiave del management; istruire i dipendenti in modo che ciascuno abbia ben chiaro il proprio compito, anche nel caso in cui il supervisore di progetto sia costretto a essere lontano dall’ufficio per più tempo di quello previsto.



Se proprio tutto questo non dovesse essere sufficiente, si potrebbe anche valutare l’ipotesi di delocalizzare o trasferire temporaneamente le attività di core business in qualche sede meno soggetta all’impatto che un blocco dei trasporti può provocare.

E per quello che riguarda la Supply Chain, in italiano “gestione della catena di distribuzione”? Di sicuro le implicazioni in tale settore sono le più pesanti, soprattutto poi sul consumatore finale, che vede o mancare la merce o salire indiscriminatamente i prezzi.

Ecco perché, anche in questo caso, sono state messe a punto delle linee guida che avrebbero il compito di aiutare nella gestione del fenomeno. Chi commercia in beni deteriorabili dovrebbe valutare rotte alternative, anche se magari più lunghe, di quelle usate di solito, il tutto rispettando ovviamente i tempi di consegna previsti per dei prodotti altrimenti non più, altrimenti, vendibili.

Un altro approccio, complementare al precedente, lavora sullo stoccaggio dell’eccesso di produzione e sull’accumulo di tutte quelle materie prime che sono indispensabili al funzionamento dell’impresa. Si potrebbe anche trattare con le compagnie aeree per una gestione più economica del problema, che tocca un po’ tutti gli anelli della catena.

È bene lasciarsi dei margini contrattuali per il rispetto o meno di determinate scadenze, nel caso non le si possa ottemperare per cause di forza maggiore.

Nel caso in cui si possa stipulare qualche assicurazione, rivolgersi a quelle ad hoc per la gestione di questo tipo di emergenze: sono di solito contenute all’interno delle coperture Property, che le aziende farebbero bene a sottoscrivere. Meglio, infine, tenere traccia di ogni perdita finanziaria, in modo da poter inoltrare facilmente una pratica per il risarcimento danni alla propria compagnia assicurativa, così come previsto da contratto.

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